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Capitolo Trentaquattro. L'et giolittiana.


Paragrafo 1 . I rapporti politici.

     
Con   il   governo  Zanardelli  (1901-1903)  ebbe  inizio  un  periodo
caratterizzato  da un significativo progresso economico  e  sociale  e
dominato  dalla  figura  di Giovanni Giolitti,  prima  ministro  degli
interni  e  poi presidente del consiglio quasi ininterrottamente  fino
alla vigilia della prima guerra mondiale.
     Nel  corso di questa che fu definita "et giolittiana"  un  ruolo
di  rilievo  fu  svolto anche dalle varie forze politiche  e  sociali,
protagoniste di un importante processo di modernizzazione del  sistema
politico.
     Determinante  fu  la  crescita  del  partito  socialista  e   del
movimento sindacale e il prevalere al loro interno, per gran parte del
periodo,  della  corrente  riformista, guidata  da  Filippo  Turati  e
Claudio Treves e fiancheggiata dai "revisionisti" di Leonida Bissolati
e  Ivanoe Bonomi. Questi erano favorevoli ad un'attuazione graduale di
riforme,  sostanzialmente  convergente con  la  politica  giolittiana.
Principali   oppositori   di  questa  linea   erano   i   sindacalisti
rivoluzionari; il loro massimo teorico era Arturo Labriola,  il  quale
sosteneva  la necessit di un'azione diretta del proletariato  per  la
conquista del potere.
     Anche  il  peso  politico  dei  cattolici  era  in  aumento.   Le
posizioni  pi  avanzate erano quelle del movimento  della  democrazia
cristiana,  di  Romolo Murri in particolare (vedi capitolo  Trentatr,
paragrafo  6), che intendeva realizzare un partito cattolico  autonomo
dal  Vaticano; per questo egli fu osteggiato da papa Pio decimo (1903-
1914),  che prima lo sospese dal sacerdozio (1907) e poi lo scomunic,
quando  fu  eletto deputato con l'appoggio delle Sinistre  (1909).  Le
gerarchie ecclesiastiche caldeggiarono invece il sostegno ai  liberali
moderati,  per bloccare l'avanzata dei socialisti; a tale scopo  venne
progressivamente attenuato il Non expedit papale. In campo  economico-
sociale,  il  notevole impegno dei cattolici port alla formazione  di
numerose  organizzazioni  sindacali,  definite  "leghe  bianche",  per
distinguerle da quelle "rosse", socialiste.
     Una   sempre   maggiore  influenza  sull'opinione  pubblica   era
esercitata dal nazionalismo, che fu diffuso inizialmente ad  opera  di
letterati,  riviste  e  correnti  culturali  ("Il  Regno"  di   Enrico
Corradini,  i  futuristi,  Gabriele D'Annunzio,  Alfredo  Oriani);  il
nazionalismo, i cui sostenitori consideravano traditi gli  ideali  del
Risorgimento  e  condannavano il parlamentarismo sostenendo  anche  la
necessit  di una maggiore energia nella politica interna  ed  estera,
assunse  le  caratteristiche  di movimento  politico  antidemocratico,
bellicista e colonialista.
     
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     Giolitti,  profondo  conoscitore  dei  meccanismi  istituzionali,
riusc  a  tenere a lungo sotto controllo questo complesso e  dinamico
quadro  politico, assicurando al paese stabilit e sviluppo economico.
Determinante  fu l'inaugurazione di un nuovo rapporto con  il  partito
socialista  e  con  il movimento sindacale, finalizzato  ad  una  loro
integrazione nel sistema istituzionale, facendo leva sulla  prevalenza
al  loro  interno  delle  correnti  riformiste.  A  sostegno  di  tale
atteggiamento  e  per  rafforzare ed  ammodernare  lo  stato  liberal-
democratico,    Giolitti   adott   alcune   scelte    particolarmente
significative:  il  rispetto del diritto di  sciopero,  la  neutralit
dello  stato nei conflitti di lavoro e il riconoscimento del ruolo  di
mediatore  dei  sindacati, una legislazione sociale che  favorisse  il
miglioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari e  attenuasse
gli squilibri economico-sociali.
     Il  rapporto  con i cattolici continu a fondarsi  sul  principio
cavouriano della "libera Chiesa in libero stato"; Giolitti inoltre non
ostacol il loro crescente impegno nella vita politica e sociale, anzi
ne ricerc l'alleanza, per contenere la crescita socialista.
     La   longevit  politica  di  Giolitti  fu  il  risultato   anche
dell'abilit  con  cui egli riusc ad assicurare ai  suoi  governi  la
maggioranza  parlamentare.  A tale scopo  egli  fece  sistematicamente
ricorso  alla gi sperimentata pratica del trasformismo e a  strumenti
ancor  pi spregiudicati come il clientelismo e la corruzione  (per  i
quali  fu definito "ministro della malavita"), per favorire l'elezione
di deputati che sostenessero i suoi programmi.
